Il nostro viaggio nelle ristrettezze dell' istruzione comincia in Calabria dove ad un Itis in provincia di Caserta mancavano 60 sedie, il preside ha allora chiamato il parroco del Duomo che ha prestato le panche della chiesa fortunatamente in ristrutturazione.
Nella città di Roma alla scuola media Manzi avevano bisogno di 20 banchi e 50 sedie già dall' anno scorso e ad oggi sono state inviati solo un paio di banchi e qualche sgabello. In provincia di Latina si è pensato di ovviare alla carenza di sedie con altri banchi, soluzione bisogna ammettere un po' scomoda.

I banchi solitari all' istituto Manzi a Roma
Ma il nostro viaggio continua nelle scuole elementari dove i bambini sono costretti a portare da casa sapone, scottex, carta igienica e addirittura le risme di carta per le fotocopie, che spesso vengono commissionate ai genitori.
Oltre al problema degli arredamenti scolastici c'è il problema dei professori di sostegno: il nostro amato ministro Gelmini in uno dei suoi deliri numerici dice di averne assunti 3000, senza essere consapevole che la cifra è irrisoria rispetto alla richiesta; ne servirebbero infatti più o meno il doppio.
Dalle associazioni di categoria il grido di allarme verso questo problema dato che la legge sostiene che per ogni professore di sostegno dovrebbero esserci massimo due studenti, siamo invece a quota quattro.
Ci spostiamo invece in Toscana a Pisa, dove i genitori si sono ripresi i bambini quando hanno iniziato a piovere calcinacci dal soffitto per poi andare a Salerno dove i presidi sono scesi in piazza per denunciare la mancanza del numero di bidelli necessario per tenere aperti gli edifici, e quando il numero c'è la metà dei bagni sono chiusi perchè il personale è comunque poco.
Se è questa la scuola che vogliamo per noi e per i nostri figli, propongo una grande riflessione. Il nostro governo non sta valorizzando la scuola pubblica ma la sta letteralmente distruggendo con un numero esorbitante di tagli.
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