ITALIA UNITA, SINCE 1861 !!!
Ma l’Italia è davvero unita ?!
Come tutti sapranno proprio quest’anno si festeggia il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e dopo qualche polemica è stato deciso che il 17 Marzo fosse festa nazionale proprio per ricordare questo importante evento .
Facendo un po’ di zapping in tv e leggendo articoli sui giornali , ho notato le grandi celebrazioni ed eventi che si stanno tenendo per ricordare questo anniversario e mi sono domandato se davvero l’unità d’Italia, oltre che innumerevoli vantaggi non abbia anche qualche difetto .
Chi ha viaggiato un po’ nel nostro Belpaese sa che le differenze tra il Nord e il Mezzogiorno d’Italia sono innumerevoli ma, al di là delle ideologie delle singole persone sarebbe interessante vedere le differenze causate proprio dai governi di quella che dovrebbe essere un' Italia unita. Già perché proprio la gestione politica del Mezzogiorno evidenzia le prime differenze : non vi siete mai domandati come mai sia il nord il motore economico dell’Italia?! Beh io si ,più di una volta e credo di non essere riuscito ancora a trovar una risposta ; certo ci sarà qualche leghista convinto che la ragione deve essere ricercata nell’impegno profuso dai lavoratori della Padania al contrario di quegli scansafatiche di meridionali , ma allora come ci spieghiamo che ormai non c’è quasi più nessuna famiglia totalmente del nord e l’apporto produttivo è rimasto intatto? Forse allora il problema non sono le persone ma la mentalità in cui vengono tenute, forse non è l’impegno quello che manca ma mezzi adeguati , una cultura adeguata perché se dopo centocinquant’ anni siamo ancora qui a discutere del perché una parte del nostro paese è arretrata rispetto ad un’altra allora c’è qualcosa che non va , qualcosa che va oltre il “quelli sono terroni scansafatiche “ o “ i polentoni del nord pensano solo a lavorare “. Questi sono solo luoghi comuni ( purtroppo ancora radicati in alcune persone ),mentre qua si sta parlando di qualcosa che riguarda tutti , qualcosa che riguarda la gestione di una Nazione Unita.
Inoltre se al nord è forte l’industria è anche vero che al sud ci sono innumerevoli risorse come il turismo e l’agricoltura che potrebbero portare a un grande risveglio economico ma che non si sa perché non aiutano il Mezzogiorno a risollevarsi . Certo c’è la mafia , anche questo però è un luogo comune da eliminare : la mafia è presente, e in maniera consistente, anche al nord. Allora perché il nord produce un quantitativo di benessere superiore ? Forse perché le politiche fatte negli anni non hanno mai pensato al sud come una grande risorsa ? o forse perché in fondo ai governi sta bene così? Si sa , gente povera e con meno cultura è più facile da controllare e se poi la mafia dà una mano …
Questi sono solo quesiti , a voi il cercare le risposte , quel che è certo è che finchè in primis i governi non daranno pari dignità e possibilità a tutte le parti d’Italia , la vera unificazione non sarà compiuta.
Buona festa a tutti!
Come tutti sapranno proprio quest’anno si festeggia il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e dopo qualche polemica è stato deciso che il 17 Marzo fosse festa nazionale proprio per ricordare questo importante evento .
Facendo un po’ di zapping in tv e leggendo articoli sui giornali , ho notato le grandi celebrazioni ed eventi che si stanno tenendo per ricordare questo anniversario e mi sono domandato se davvero l’unità d’Italia, oltre che innumerevoli vantaggi non abbia anche qualche difetto .
Chi ha viaggiato un po’ nel nostro Belpaese sa che le differenze tra il Nord e il Mezzogiorno d’Italia sono innumerevoli ma, al di là delle ideologie delle singole persone sarebbe interessante vedere le differenze causate proprio dai governi di quella che dovrebbe essere un' Italia unita. Già perché proprio la gestione politica del Mezzogiorno evidenzia le prime differenze : non vi siete mai domandati come mai sia il nord il motore economico dell’Italia?! Beh io si ,più di una volta e credo di non essere riuscito ancora a trovar una risposta ; certo ci sarà qualche leghista convinto che la ragione deve essere ricercata nell’impegno profuso dai lavoratori della Padania al contrario di quegli scansafatiche di meridionali , ma allora come ci spieghiamo che ormai non c’è quasi più nessuna famiglia totalmente del nord e l’apporto produttivo è rimasto intatto? Forse allora il problema non sono le persone ma la mentalità in cui vengono tenute, forse non è l’impegno quello che manca ma mezzi adeguati , una cultura adeguata perché se dopo centocinquant’ anni siamo ancora qui a discutere del perché una parte del nostro paese è arretrata rispetto ad un’altra allora c’è qualcosa che non va , qualcosa che va oltre il “quelli sono terroni scansafatiche “ o “ i polentoni del nord pensano solo a lavorare “. Questi sono solo luoghi comuni ( purtroppo ancora radicati in alcune persone ),mentre qua si sta parlando di qualcosa che riguarda tutti , qualcosa che riguarda la gestione di una Nazione Unita.
Inoltre se al nord è forte l’industria è anche vero che al sud ci sono innumerevoli risorse come il turismo e l’agricoltura che potrebbero portare a un grande risveglio economico ma che non si sa perché non aiutano il Mezzogiorno a risollevarsi . Certo c’è la mafia , anche questo però è un luogo comune da eliminare : la mafia è presente, e in maniera consistente, anche al nord. Allora perché il nord produce un quantitativo di benessere superiore ? Forse perché le politiche fatte negli anni non hanno mai pensato al sud come una grande risorsa ? o forse perché in fondo ai governi sta bene così? Si sa , gente povera e con meno cultura è più facile da controllare e se poi la mafia dà una mano …
Questi sono solo quesiti , a voi il cercare le risposte , quel che è certo è che finchè in primis i governi non daranno pari dignità e possibilità a tutte le parti d’Italia , la vera unificazione non sarà compiuta.
Buona festa a tutti!
Marco Antonelli
Riproduzione riservata
BUON COMPLEANNO ITALIA
Di Scott Ward
“Buon compleanno Italia!” gridarono gli invitati, tantissimi, di ogni etnìa, di ogni età o classe sociale, mentre lei, Italia, se ne stava in piedi davanti alla torta tutta rossa in volto, così in contrasto con la sua pelle così bianca e quegli occhi così incredibilmente verdi.
La torta era gigantesca, 150 erano le candeline, ma era come se ce ne fossero 15, Italia è giovane, è bella e spicca tra le amiche più vecchie, i vestiti le donano favolosamente, i pantaloni eccentricamente rossi, la magliettina bianca e una felpa verde.
Ride in tutto quel trambusto d’ invitati e la sua gente la festeggia con straordinario calore, arrivano anche altre persone, a volte povere e mal ridotte, ma Italia è generosa e porge a tutti un piatto per una fetta di torta.
I vicini del piano di sopra si lamentano, troppo chiasso la festa non si dovrebbe fare, ma nessuno li ascolta e tutti brindano nel nome di coloro che hanno dato la vita per poter celebrare quel compleanno.
La giovane ragazza soffia sulle verdi candeline e poi con il suo piccolo dito toglie un pezzo di panna bianchissima e si prende una fragolina; finalmente è arrivato il momento dei regali, le persone le porgono pacchettini di ogni forma e peso, fino a quando non arrivano dei signori in giacca e cravatta che le porgono una 24 ore.
Italia pesa la borsa con le mani e sente che è piena, che è pesante come un macigno come se dentro ci fosse del cemento, la apre e subito gira la testa. Non le piace ciò che ha visto e per questo mette quel regalo in fondo a tutti gli altri, poi arriva un ragazzino che le porge un piccolo pacchetto.
La carta è blu e un nastrino adornato di stelle gialle chiude il tutto, Italia lo apre e dentro ciò che vede è impressionante, è il futuro.
Italia sorride e appoggia il regalo sul tavolo accanto alla torta, scaccia gli uomini in giacca e cravatta vestiti dei colori più stravaganti, dal rosso al nero più scuro, Italia oggi non vuole preoccuparsi del futuro, si vuole solo unire alla festa nell’immenso giardino di casa sua.
Alla fine della giornata gli invitati, non le cantano “tanti auguri”, ma intonano un inno,un inno dove si chiamano tutti fratelli, incuranti dei loschi signori, incuranti dei vicini lamentosi, cantano, tenendosi vicini anche i nuovi arrivati.
Incorniciati da un tramonto vermiglio, stretti intorno a Italia che ora è vestita con una morbida vestaglia bianca, si sdraiano per riposare, dopo tanta baldoria, su un prato verde e fresco.
Buon Compleanno Italia. Riproduzione riservata
INSUFFICIENZE: CONFLITTO ETERNO?
Il sole illumina ogni cosa, le lucertole si godono un bagno di luce sui muretti e le pietre calde, i più fortunati scampano alla cappa di calore cittadina bagnandosi nei freschi mari della nostra penisola o trovano conforto sotto i verdi alberi delle montagne italiche, ma non tutto è allegro nella stagione più spensierata dell’anno.
Nelle torride classi del Liceo scientifico Marconi, degli esseri più sbadigli che uomini, scrivono chini sui banchi come dei novelli Leopardi o vegetano con il capo riverso e un rivolo di bavetta che scende rigoglioso da un angolo della bocca.
Se fosse condotto un breve brainstorming sulla parola estate, su un campione di persone prese a caso per strada, emergerebbero parole come: caldo,ferie,afa,agosto, quattordicesima etc… ma la maggioranza degli studenti emetterebbe una parola come: debiti. Una persona normale direbbe: “ Io sono in debito” , uno sciagurato studente scuro in volto risponderebbe: “Io ho i debiti!” , come se fosse una maledizione, una malattia o un vestito che nessuno metterebbe mai.
Il 99% dei ragazzi delle vacanze apprezza, oltre al dormire e allo svagarsi, il fatto di non vedere più i propri professori o magari quello/a che odiano di più, purtroppo per loro, i debiti formativi li costringono a restare a scuola e a rivedere i propri insegnati e ciò genera malumore e disagio, che sicuramente sarà ricambiato anche dal corpo docenti.
Perché, i debiti formativi, sono una condanna anche per gli insegnati che li impartiscono. Una lama a doppio taglio: ritrovano studenti logicamente svogliati, stanchi di sentir parlare di calcoli, Cartesio, Cesare, molecole e loro stessi saranno stanchi di vedersi davanti le mani alzate per delle domande petulanti.
Bisogna però dire che non è sempre stato così, ai giorni nostri il numero di “debitandi”, è molto più alto rispetto al passato (spesso a luglio si vede più gente che a dicembre), ma se tornassimo indietro di 30 anni le cose sarebbero molto diverse.
Un tempo avere insufficienze era qualcosa di disonorevole e anche chi era nella media si teneva lontano dai somari,asini,capre (usate l’animale che più preferite) delle classi. Poteva capitare che i genitori facessero dei sacrifici per poter garantire lo studio ai propri figli e lo studio era ed è anche il mezzo per garantirsi un futuro.
Non è raro assistere a scene del genere: “Ueh raga, non mi hanno segato, ma ne ho tre sotto col quattro, sono troppo felice” oppure “Cavolo – eufemismo- la prof mi ha graziato, però ho latino col 3…”, siamo arrivati al punto in cui dobbiamo sperare nella grazia? Come se i professori fossero boia armati di ascia ad inchiostro blu o rosso?
Insomma, o i debiti incompatibili con la nuova generazione di studenti o è giunto il momento di “rimboccarci le maniche”, non fino al gomito, ma fino alle spalle, siamo ormai a marzo e dobbiamo impegnarci per delle serene vacanze e studiare per il nostro futuro.
Al massimo, il giornalino uscirà anche a luglio.
Scott Ward
Riproduzione riservata
Indigestione da PSP?
Nel 2011 sarà disponibile sul mercato un nuovo modello di PSP. Come?!…un altro?
Facciamo un piccolo riassunto per chi si fosse perso anni di console portatili: il primo modello uscì nel “lontano” 2005, il secondo modello PSP slim & lite nel 2007, il terzo modello PSP 3000 nel 2008, quarto modello PSP go nel 2009 e ora PSP NGP (o PSP 2) e PSP Phone.
La notizia di queste due nuove console targate Sony non è di certo dell’ultima ora, ma bisogna comunque riflettere sull’elenco prima citato: Parliamo di uscite praticamente annuali e i primi tre modelli presentavano miglioramenti pressoché minimi; inoltre, la PSP go, è stato un flop di dimensioni mondiali dovuto forse al costo ancora alto (249 euro all’uscita e 149 euro odierni), alla scomodità delle console e probabilmente al fatto che il mercato non era ancora pronto ad eliminare i vecchi dischetti.
Per quanto riguarda i videogiochi disponibili, saranno anche belli e tecnicamente superiori a quelli di Nintendo e Apple (iPod Touch e iPad), ma non riescono a battere i rivali dal punto di vista delle vendite.
Insomma… troppi modelli, costi troppo alti e innovazioni inesistenti o inutili hanno reso i supporti portatili Sony degli ingenti sprechi di soldi, ma la casa produttrice non demorde e con un nuovo investimento si appresta a far uscire due nuove e costosissime versioni.
Software potenziati, alto livello grafico, i titoli per playstation e finalmente l’introduzione sulla PSP NGP del doppio analogico saranno le armi per combattere le rivali Nintendo e Apple; ancora una volta si scontreranno qualità tecnica contro innovazione e semplicità, non resta che stare a guardare e “sacrificarsi” in ore di gioco.
Occhio alle sale:
Scream 4
In uscita il 25 aprile il quarto capitolo di una delle saghe horror più celebri su celluloide.
10 anni dopo gli eventi di “Scream 3” , nuova maschera per il killer, molte citazioni di altri film e l’inizio di una nuova trilogia.
Habemus papam
Nuovo film per Nanni Moretti dove uno psichiatra, chiamato dal consiglio dei cardinali, dovrà convincere il neo eletto papa ad accettare una carica che non vuole.
Le aspettative sono buone e Nanni Moretti si è dimostrato varie volte capace di creare degli ottimi prodotti (vedi “Il Caimano”).
Il suo ultimo lavoro sarà nelle sale il 15 aprile.
Thor
Nerd e malati di fumetti unitevi per l’uscita di un film che si preannuncia epico. Finalmente il 27 aprile sarà proiettata la trasposizione cinematografica del fumetto “Thor” dove il dio Thor, figlio del dio Odino, a causa della sua arroganza ha scatenato un’antica e malvagia forza e per questo viene mandato per punizione sulla Terra.
Un nuovo film ricco di effetti speciali e di azione. Quando il martello del dio nordico si scatenerà sarò in prima fila con tanto di bibita fredda e pop corn e voi?
I GRANDI CLASSICI
Il film fondamentale per tutti quelli che amano il cinema, di genere diverso ad ogni numero. In questo numero…
Il grande Lebowski
Jeffrey Lebowski è un eterno pigro e disoccupato, reduce dei movimenti hippies anni ’60; vive la sua vita in tutta tranquillità tra partite di bowling e litri di White Russian (alcolico) ma un giorno, a causa di un’ omonimia, vivrà una marea di avventure spunto di sketch comici esilaranti.
Questo film ha dato vita anche ad una religione: il dudeismo ( tutte le informazioni sono disponibili su Wikipedia e sul sito italiano dudeismo.org)
Cosa dire ancora? Ah sì, buona visione!
E- commerce, l’ ultima generazione della compravendita devasta il mitico Blockbuster.
Forse anche solo qualche anno fa nessuno di noi si sarebbe aspettato che un macchinario inanimato come un computer, se connesso ad internet, avrebbe potuto fare concorrenza a quasi qualsiasi genere di negozio.
E forse non se lo aspettavano neanche gli ideatori del noleggio di film su supporto fisso e, più precisamente, i fondatori della catena Blockbuster, la più diffusa al mondo.
Infatti da due anni a questa parte sono tantissimi i punti vendita che stanno chiudendo oppure che lasciano solo un distributore automatico in sostituzione e si pensa che entro il 2015 saranno più del 60% gli stores ad abbassare la serranda per l’ ultima volta.
Bisogna infatti pensare che un mostro che fatturava miliardi di dollari come Blockbuster era nato presupponendo che le persone trovassero più conveniente noleggiare un film a prezzo relativamente basso piuttosto che acquistarlo, specialmente con i primi dvd, a prezzo altissimo (arrivavano a costare 25/29 € l’ uno) invece oggi si può acquistare un cd vergine a 20 centesimi, scaricare gratuitamente (ed illegalmente) un film da internet e scriverlo sul supporto prescelto per poi vederlo quante volte si vuole sul televisore di casa. Negli ultimi tempi i negozi Blockbuster avevano provato ad incrementare le vendite con spazi dedicati alla vendita di videogiochi, libri e cd musicali ma questo non è bastato perché i clienti preferivano affidarsi alle grandi catene di elettronica.
E c’è chi dell’ e-commerce ne ha fatto uno stile di vita visto che una donna (e mamma) milanese si è posta come obiettivo di non comprare nulla al di fuori dalla piattaforma di internet per un anno intero. E ci sta pure riuscendo visto che ha scoperto di potere richiedere, oltre alla spesa di tutti i giorni ed agli elettrodomestici, anche servizi di parrucchiera in internet e ha dichiarato che è molto più semplice e meno faticoso comprare online piuttosto che nei negozi e/o supermercati.
Insomma non c’è che dire: la grande piattaforma multimediale è probabilmente destinata a sostituire gli “obsoleti” negozi di quartiere che costano di più e danno meno assortimento.
Matteo Sacchi
Riproduzione riservata
La scuola e il Libro Cuore
- Ehi ciao, come stai?
- Bene bene, tu?
- Ah bene, grazie! [...] Scuola? Come va?
- Bah... solita storia!
In un discorso qualsiasi tra due studenti, la domanda sulla scuola sembra quasi la più scontata, la più banale; tuttavia come potrebbe esserlo se essi vi trascorrono almeno un terzo della loro giornata? Per ogni studente la vita scolastica ha un ruolo determinante nella scelta del suo futuro; eppure la risposta a quella domanda è: << Solita storia>>.
Che cosa vorrebbe dire se non che l’orario scolastico sia entrato a far parte di una routine quotidiana e ogni lezione paia essere simile ad un’ altra: noiosa o passabile se di spiegazione, sicuramente ansiosa se di verifica!
Una domanda allora si presenta: E’ sempre stato così?
Sfogliando quel quadernetto che è la nostra memoria una lettura risalta agli occhi e il contrasto con la scuola odierna si fa sempre più netto. A pochi anni dall’ unità d’ Italia (di cui quest’anno si festeggia il centocinquantesimo anniversario) Edmondo de Amicis pubblica il suo romanzo “ Cuore”. Ambientata nell’ industrializzata Torino, la storia ha per protagonista un ragazzo sui dieci anni, che frequenta la scuola elementare. Questa è l’ utopia delle scuole, luogo in cui il rispetto per il maestro, un secondo padre, e il desiderio di conoscere caratterizzano la formazione dei giovani. In questi stessi istituti, ove la mescolanza fra ragazzi di tutta Italia e la presenza di ogni classe sociale è presente e palese, è destinata a crescerela Nazione italiana. Troviamo ogni esempio: dal bambino che deve lavorare per aiutare i genitori a colui che nemmeno li ha, da chi ha il padre alcolizzato che lo percuote al protagonista che lo vede come il migliore amico da cui prendere consigli e da imitare. Tuttavia il punto d’unione di questi ragazzi è la classe, l’istruzione da cui trarre profitto e la sana ambizione che formi i caratteri. E’ la scuola da vivere e con cui crescere.
Perciò mi chiedo come sia possibile che da tanti e tali ideali si sia arrivati alla scuola della non-cultura. Alla scuola ove si accumulano informazioni, ma non s’impara che farne. Alla scuola ove si è incapaci in matematica, perchè manca la logica. Alla scuola in cui si studia filosofia e non si filosofa, perchè per esserne in grado, bisognerebbe prima di tutto saper pensare. Alla scuola dove ognuno crede di essere anticonformista, ma non comprende che ormai quest’ idea è un altro modo per essere imprigionati nella rete del conformismo. Alla scuola che fa parlare i propri studenti di tutto: politica, economia, diritti, ma si è dimenticata di far parlare di sè, di scuola non come stituzione, ma come luogo di formazione. Alla scuola che è diventata un voto da raggiungere, un numero, al più da superare. Alla scuola che non si vede l’ora di terminare, ma non perchè si è maturati, solo perchè si è stufi.
Ci penso e mi chiedo se anch’io ho contribuito affinchè ciò accadesse.
- Bene bene, tu?
- Ah bene, grazie! [...] Scuola? Come va?
- Bah... solita storia!
In un discorso qualsiasi tra due studenti, la domanda sulla scuola sembra quasi la più scontata, la più banale; tuttavia come potrebbe esserlo se essi vi trascorrono almeno un terzo della loro giornata? Per ogni studente la vita scolastica ha un ruolo determinante nella scelta del suo futuro; eppure la risposta a quella domanda è: << Solita storia>>.
Che cosa vorrebbe dire se non che l’orario scolastico sia entrato a far parte di una routine quotidiana e ogni lezione paia essere simile ad un’ altra: noiosa o passabile se di spiegazione, sicuramente ansiosa se di verifica!
Una domanda allora si presenta: E’ sempre stato così?
Sfogliando quel quadernetto che è la nostra memoria una lettura risalta agli occhi e il contrasto con la scuola odierna si fa sempre più netto. A pochi anni dall’ unità d’ Italia (di cui quest’anno si festeggia il centocinquantesimo anniversario) Edmondo de Amicis pubblica il suo romanzo “ Cuore”. Ambientata nell’ industrializzata Torino, la storia ha per protagonista un ragazzo sui dieci anni, che frequenta la scuola elementare. Questa è l’ utopia delle scuole, luogo in cui il rispetto per il maestro, un secondo padre, e il desiderio di conoscere caratterizzano la formazione dei giovani. In questi stessi istituti, ove la mescolanza fra ragazzi di tutta Italia e la presenza di ogni classe sociale è presente e palese, è destinata a crescere
Perciò mi chiedo come sia possibile che da tanti e tali ideali si sia arrivati alla scuola della non-cultura. Alla scuola ove si accumulano informazioni, ma non s’impara che farne. Alla scuola ove si è incapaci in matematica, perchè manca la logica. Alla scuola in cui si studia filosofia e non si filosofa, perchè per esserne in grado, bisognerebbe prima di tutto saper pensare. Alla scuola dove ognuno crede di essere anticonformista, ma non comprende che ormai quest’ idea è un altro modo per essere imprigionati nella rete del conformismo. Alla scuola che fa parlare i propri studenti di tutto: politica, economia, diritti, ma si è dimenticata di far parlare di sè, di scuola non come stituzione, ma come luogo di formazione. Alla scuola che è diventata un voto da raggiungere, un numero, al più da superare. Alla scuola che non si vede l’ora di terminare, ma non perchè si è maturati, solo perchè si è stufi.
Ci penso e mi chiedo se anch’io ho contribuito affinchè ciò accadesse.
Erind Veruari