Infatti nell'anteprima del programma erano state riportate alcune intercettazioni inerenti al caso ed era stata presentata la contenutistica della puntata che stava per cominciare; al rientro in studio subito la telefonata di Mauro Masi (direttore generale Rai) che dichiarava di dissociarsi insieme all'azienda dal tipo di trasmissione in onda.
Il clima si è fatto subito teso con un Santoro che, con il suo carattere non molto pacato e gentile, ha iniziato ad incalzare il suo direttore dicendo che se la trasmissione non rispettava le regole aveva la responsabilità di chiuderla.
Dopo una accesa discussione tra i due Masi è costretto a salutare e lasciare libero Santoro che ha condotto regolarmente tutta la puntata con ospiti di tutti gli schieramenti politici e si è parlato civilmente fino alle 23.
Ora pare giusto fare una considerazione: se il direttore dell' unica televisione pubblica italiana chiama in trasmissione per scoraggiare la pubblicazione di intercettazioni, l' ascolto di testimoni e la discussione di un tema che potrebbe essere infamante per un esponente del governo, ci chiediamo cosa sia legittimo trasmettere sul piccolo schermo a parte culetti di ventenni sgambettanti nei varietà.
Infatti non si può impedire alle televisioni di informare i cittadini come meglio credono e di conseguenza non si può filtrare l' informazione eliminando discorsi scomodi.
Italia dei Valori dichiara che Masi è un pallido imitatore di Berlusconi e che ha già fatto troppi danni all' azienda che dirige. Il PD invece definisce la telefonata come <di stampo golpista> e sostiene che milioni di telespettatori hanno constatato l' inadeguatezza dei vertici Rai che si sono ridotti a fare telefonate di stampo minaccioso.
Sta a voi pensare quello che volete, ma non è possibile che succedano queste cose nella televisione pubblica.
Matteo Sacchi
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